Il ciclo OODA fu elaborato negli anni Settanta dallo stratega militare John Boyd per descrivere come i piloti da caccia, e qualunque decisore esperto, restano efficaci in condizioni rapide e imprevedibili. Le quattro fasi sono: Osservare (Observe, raccogliere informazioni nuove dall'ambiente), Orientarsi (Orient, dare loro un senso, filtrandole attraverso tutto ciò che già si sa), Decidere (Decide, scegliere una linea d'azione) e Agire (Act, eseguirla). Poi il ciclo ricomincia. L'intuizione decisiva è che l'unità di misura della prestazione è il ciclo stesso, non una singola decisione. Chi lo percorre più in fretta di quanto cambi la sua situazione resta in vantaggio.

Gli agenti IA eseguono una versione di questo ciclo di continuo, ed è il meccanismo che li distingue da sistemi automatici più semplici. Uno script o un flusso di lavoro osserva una volta sola, all'inizio, ed esegue una sequenza fissa qualunque cosa cambi. Un agente rientra nel ciclo a ogni passo: osserva lo stato attuale del compito, si orienta rispetto ai suoi obiettivi e ai suoi vincoli, decide l'azione successiva, la esegue e subito torna a osservare. Quando accade qualcosa di inatteso (un articolo è esaurito, manca un file, arriva un'informazione nuova) l'agente lo coglie nella fase di osservazione e si corregge prima che la situazione lo sopravanzi. È il ciclo a dare agli agenti la capacità di adattarsi invece di limitarsi a eseguire.

Delle quattro fasi, Orientarsi è la più gravida di conseguenze e la più sottovalutata. Boyd la chiamava il baricentro dell'intero ciclo: il punto in cui conoscenze pregresse, modelli mentali, presupposti e contesto agiscono tutti insieme sull'informazione nuova. Per un decisore umano, l'orientamento è plasmato da esperienza, formazione e giudizio costruiti in anni. Per un agente IA, è plasmato dalle sue istruzioni, dalla sua memoria e da tutto ciò che gli è stato fornito come contesto. Ecco perché la qualità delle istruzioni di un agente conta così profondamente: non gli si dice soltanto che cosa fare, si dà forma al modo in cui interpreta ciò che vede. Un agente dall'esecuzione eccellente e dall'orientamento mal calibrato farà esattamente la cosa sbagliata, con grande sicurezza e grande rapidità.

Vale la pena capire il ciclo non solo perché gli agenti IA lo usano, ma perché descrive qualcosa di vero sull'intelligenza sotto pressione in generale. In un mondo in cui gli agenti si occupano dell'esecuzione su vasta scala, il contributo propriamente umano si sposta verso la fase di orientamento: fornire il contesto, i valori e il giudizio che determinano come l'agente interpreta ciò che osserva. Chi usa l'IA nel modo più efficace non è necessariamente chi agisce più in fretta. È chi si orienta con maggiore chiarezza, e chi capisce in quale punto del ciclo si trova davvero il proprio ruolo.