Il realismo è la convinzione che le cose esistano in uno stato definito indipendentemente dall'osservazione. La sedia nella stanza vuota resta una sedia. Una particella ha una posizione reale e una velocità reale che qualcuno le misuri o no. Il mondo è già lì, interamente determinato, e guardarlo rivela soltanto ciò che era vero fin dall'inizio.

La meccanica quantistica complica le cose. Prima della misura, una particella non sembra avere un unico stato definito che l'osservazione si limiti a scoprire: esiste come un ventaglio di possibilità, ed è l'atto stesso della misura a imporre un esito. La proprietà non viene letta; viene risolta.

Insieme alla località, il realismo è uno dei due presupposti esclusi dagli esperimenti premiati con il Nobel. L'universo non può essere al tempo stesso localmente causale e definito prima della misura. Almeno uno dei due deve cedere, e gli esperimenti suggeriscono che cedano entrambi. È questo che indica davvero l'espressione «non localmente reale».

Il disagio umano, qui, è reale e merita di essere preso sul serio. Il realismo è quasi un sinonimo di buon senso: la convinzione che il mondo non abbia bisogno di noi per esistere. La fisica quantistica non dice che la Luna svanisce quando nessuno la osserva. Dice che, alla grana più fine, determinatezza e osservazione sono intrecciate in un modo a cui le nostre intuizioni non ci hanno mai preparati.