L'elio-3 è una versione più leggera dell'elio comune, con un neutrone in meno. Quella minuscola differenza conta enormemente per chiunque pensi alla fusione nucleare, perché l'elio-3 potrebbe in linea di principio alimentare una reazione che produce radiazioni molto meno pericolose rispetto agli approcci perseguiti oggi.

Il problema è l'approvvigionamento. Sulla Terra l'elio-3 è rarissimo. Sulla Luna, miliardi di anni di vento solare lo hanno depositato sulla superficie in concentrazioni che, pur restando minime, sono abbastanza alte perché si sia cominciato a fare i conti su se estrarlo possa mai convenire.

Ecco perché una roccia grigia e spoglia comincia a sembrare, agli occhi di alcuni, una risorsa strategica. Ciò che si sostiene dell'elio-3 lunare non è che alimenti qualcosa oggi, ma che un giorno potrebbe rendere economicamente sensato perseguire una forma di fusione più pulita.

Questa idea va presa con leggerezza. L'energia da fusione praticabile, di qualunque tipo, resta da dimostrare, e un'economia dell'elio-3 si trova ancora più in là. Appartiene alla colonna delle ragioni per cui la Luna potrebbe contare, non a quella delle cose che fa già.